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''Lourdes'' di Jessica Hausner
24/03/2010 dEmilio Campanella
C'è da sperare che questo bel film, ignorato immeritatamente dalla giuria della Mostra di Venezia, possa avere il suo riscatto nelle sale. Il primo dato interessante è che sia girato, cosa rarissima, sui luoghi, e ne colga con molta precisa attenzione l'atmosfera seguendo una giovane pellegrina affetta da sclerosi a placche (Sylvie Testud, sempre molto credibile con i suoi occhi sgranati su ciò che la circonda e quello che le accade) durante i quattro giorni di visita al santuario, vero e proprio luna park della fede cattolica, con i suoi appuntamenti, i suoi luoghi, i suoi rituali, i suoi supermercati di oggetti devozionali. Il fitto programma porta tutti nelle varie tappe di trascendenza (?) verso un superamento delle umane debolezze, sino alla guarigione-miracolo della protagonista che provoca contrastanti reazioni, tutti sono un po' infastiditi dalla cosa, e per differenti ragioni, ci sono invidie, perplessità, incredulità, da parte un po' di tutti. La vicenda, condotta con mano attenta, abilità e precisione, unite a perfido distacco e a calda e morbosa partecipazione, è shakerata con tale abilità da farne un cocktail che si beve con grande facilità, e dopo il dolce iniziale, lascia in bocca una punta d'amaro! Luis Buñuel è dietro l'angolo e fa elegantemente capolino. A parte le osservazioni attorno al punto di vista su un luogo che coinvolge così tante persone, muovendone così fortemente tante e tali emozioni, il lavoro è molto attento ed anche molto pensato nel suo affacciarsi al dato teologico, infatti il "miracolo" è, come sempre, molto prudentemente definito tale, e per varie e profonde motivazioni dogmatiche che coinvolgono il rischio del maligno, ed è proprio in questo sottinteso che ho pensato a ''La Via Lattea''. Comunque bisogna anche doverosamente osservare che la malattia al centro della storia è particolarmente subdola, ed ha talvolta momenti di remissione nella sua gravità, ma momentanei... qui il finale è aperto, anche per ragioni dialettiche. E' ovvio che tutti ci auguriamo che la guarigione sia definitiva, miracolo o meno, anche le due amiche che sono un po' il coro della situazione con commenti, suggerimenti, dubbi, e che definiscono, secondo loro, non troppo credente, la giovane miracolata. Altrettanto importante è il contorno umano e vitalissimo degli accompagnatori, tutti giovani belli e simpatici, ragazzi e ragazze, così come è forte la voglia di vivere e reagire accanto a tanta sofferenza, e questo aiuta anche i più sfortunati. Elina Lovenson, Bruno Todeschini e Léa Seydoux hanno tre importanti ruoli in questa coproduziona franco-austriaca.
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