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Donne senza Uomini, di Shirin Neshat
16/04/2010 dEmilio Campanella


Opera prima cinematografica di un'artista figurativa notissima in tutto il mondo, premiata all'ultima Mostra del Cinema di Venezia con il Leone d'Argento. Shirin Neshat era stata invitata anche alla Biennale d'Arte di alcuni anni fa ed aveva presentato installazioni molto belle, molto forti ed intense, intorno ai diritti umani in generale, e della donna in particolare. Il suo film è tratto da un racconto realistico-magico (così viene definito nel press book) di Shahrnush Parsipur. Le vicende narrate, che hanno al centro quattro figure di donne e sono ambientate nel 1953, nel momento del colpo di stato in Iran organizzato dalla CIA. Sono quattro donne oppresse, ognuna in maniera diversa: Munis (Shabnam Tolouei) è tiranneggiata da un fratello bigotto, mentre sogna di scendere in strada per prendere parte alla protesta contro il potere colonialista, Fakhri (Arita Shahrzad) è una bella signora di mezza età arrivata al punto di rottura di un rapporto matrimoniale giunto ad un vicolo cieco, Faezeh (Pegah Ferydoni) è innamorata senza speranza del fratello di Munis: piano piano aprirà gli occhi e prenderà coscienza, e della sua situazione, e di ciò che la circonda, Zarin (Orsi Tòth) è una prostituta al punto di non ritorno della sua alienazione. Con mano sicura ed grandissima eleganza formale, la regista tesse i fili delle quattro storie che si intrecciano sino a confluire in un unico luogo, un giardino magico-onirico fuori città aperto agli ospiti alla fine del film, dalla elegantissima e sensibile Fakhri, rifugiatasi là dopo aver lasciato il marito, e dove arriveranno man mano le altre tre giovani donne, alla ricerca di se stesse e di rigenerazione, conforto, confronto, riflessione, sul loro posto nel mondo e nella società. C'è sempre una logica stretta in ogni immagine ed in ogni simbolo, come nei sogni, anche le cose più "strane" passano come normali, poichè tutto è regolato da una logica precisa , e le concatenazioni sono molto naturali, si passa da un episodio realistico, alla sua continuazione simbolica, senza strappi, man mano, in maniera direi, maieutica, ad esempio, c'è una continua presenza di acqua: ruscelli, stagni, acque ferme, acque che scorrono, la natura è importantissima, il giardino è un parco, un bosco, una foresta immensa in cui ci si perde e ci si ritrova. é inconfondibile lo stile dell'artista figurativa applicato al cinema; il film ha molti campi lunghi, ampi orizzonti paesaggi magici, le attrici sono intensissime e tutte molto belle. Ho notato, forse un omaggio ad Angelopulos, ma lascio che lo troviate da soli, e mi soffermo sui fiori di stagnola.La colonna sonora di Ryuichi Sakamoto, si sposa perfettamente con le atmosfere create dalle immagini. Il film è dedicato ai martiri della libertà iraniana dalla Rivoluzione Costituzionale del 1906 al Movimento Verde del 2009.

 


 
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