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Per il Ministro Bondi il film ''Draquila'' è ''pericoloso''
08/05/2010 dRoberto Brunelli (Unita.it)
www.unita.it/news/sociale/98410/bondi_draquila_offende_litalia_cannes_il_ministro_declina_linvito_e_scoppia_la_polemica_con_i_finiani
Bondi contro Draquila. Pare una farsa. Ma Jack Lang - sì, l’ex ministro francese alla cultura nonché emissario speciale di Sarkozy per la politica internazionale - non esita a usare parole dolenti. Sandro Bondi, ministro della cultura della repubblica italiana, ha deciso di non andare al festival di Cannes per colpa del film-inchiesta di Sabina Guzzanti sulla ricostruzione in Abruzzo? Beh, è una scelta che illustra «una strana concezione della libertà», dice Lang, che considera «molto triste che lo Stato italiano non sia rappresentato al festival». Rincara l’autorevole quotidiano francese Le Figaro sulla sua edizione on line: ««Il governo italiano boicotta il Festival di Cannes».
Ebbene sì: per colpa dell’allergia tutta italiana al diritto di critica e alla satira, l’Italia di Berlusconi è quasi ai confini dell’incidente diplomatico. Senza aver visto la pellicola - che verrà presentata sulla Croisette come evento speciale fuori concorso - il responsabile delle politiche culturali del governo Berlusconi ha dettato alle agenzie una nota in cui «declina l’invito a partecipare al festival di Cannes» ed «esprime rincrescimento e sconcerto» per la proiezione «di un film di propaganda, Draquila, che offende la verità e l’intero popolo italiano».
Ipse dixit. E subito si è scatenata una polemica cha surrealmente finisce persino per lambire la tenuta della maggioranza di governo, scissa tra i fedelissimi a oltranza e chi, tra i finiani, ha iniziato a ipotizzare delle critiche nei confronti di una «concezione autoritaria della vita pubblica», sempre per dirla con le parole di Jack Lang. Il quale si limita a ricordare un principio piuttosto semplice: «La libertà degli artisti va sempre rispettata». Non esita, il consigliere di Sarkozy, a usare il termine «settarismo» a proposito della decisione di Bondi, che definisce «puerile, infantile, capricciosa, incomprensibile da parte di un ministro della repubblica». L’affondo finale: «Il ministro si sta punendo da solo. Così sta solo valorizzando il film. Che a questo punto andremo tutti a vedere».
LO SDEGNO DI MICHELA Bisogna dire che la prima accorsa a vibrare di sdegno nei confronti di Draquila è stata venerdì sera Michela Vittoria Brambilla, ministro al turismo, alla trasmissione di Rai2 L’ultima parola, dove era stato mostrato un piccolo estratto dal film: «È ora di finirla di gettare discredito sul nostro paese. La sinistra da mesi cerca di gettare fango sulla nostra Italia». In linea con Brambilla e Bondi, vari coristi del Pdl, da Aprea a Pelino («il dolore delle vittime del terremoto non può essere oggetto di propaganda e tanto meno può essere strumentalizzato») al sottosegretario Giro.
«Bondi contro Draquila? In effetti, non male come titolo di un film», ride amaro Daniele Luchetti. Ma al regista, unico italiano in concorso a Cannes, non va di scherzare oltre: «Non so che dire di un ministro che si vergogna di un’artista libera. È un bellissimo spettacolo andare all’estero con film così. E bisogna essere fieri di portare fuori dall’Italia questa libertà. Questo è lo spettacolo che deve dare un paese libero». Libertà, appunto. Diritto di critica. Rispetto. «Dal satirico al ridicolo il passo è proprio breve», ironizza Fabio Giambrone dell’Idv, che ricorda l’anatema del premier in pieno consiglio dei ministri contro Serena Dandini: «L’insofferenza verso la satira e la libertà di critica è tipica dei regimi totalitari». È duro anche Walter Veltroni: quella di Bondi «è una decisione assurda, che tradisce un riflesso autoritario, ovvvero l’idea che ciò che è critico è illecito». Affonda il senatore Pd Vincenzo Vita: «Se Bondi non se la sente neppure di andare a Cannes a rappresentare il cinema italiano, ne tragga le dovute conseguenze. È assai poco credibile che in queste condizioni possa davvero fare il ministro». Probabilmente è quello che pensa anche Jack Lang.
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