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Festival di Cannes, quanta paura fa la vecchiaia
16/05/2010 dAlberto Crespi (Unita.it)
www.unita.it/news/spettacoli/98749/da_londra_a_cannes_allen_e_leigh_quanta_paura_per_la_vecchiaia
Mattinata inglese rovinata dall'inefficienza francese. Solo un folle poteva mettere nella stessa sala, con meno di un’ora d’intervallo, due dei film più attesi del festival: Another Year di Mike Leigh e You Will Meet a Tall Dark Stranger di Woody Allen. Uscire e rimettersi immediatamente in coda è stata una prova degna dell’Isola dei famosi , mentre la conferenza stampa di Leigh - un signore che ha anche vinto la Palma con Segreti e bugie , e meriterebbe rispetto - si è svolta durante la proiezione di Allen, a ranghi ovviamente ridotti. Sarà la vendetta dell’Esagono, la rivincita di Azincourt: forse i francesi, dopo Robin Hood , si sono stufati di questi perfidi albionici che si stanno impossessando del festival. Sta di fatto che anche Route Irish di Ken Loach sarà collocato in orari infelici. Abbiamo «assunto» Woody Allen fra gli inglesi perché anche il suo nuovo film è girato a Londra, esattamente come quello di Mike Leigh. Hanno svariati punti in comune: sono storie di famiglia, con una struttura corale, con attori bravissimi; e hanno un tema portante, la paura della vecchiaia e della solitudine, la necessità di avere accanto qualcuno quando gli slanci della gioventù vengono meno. Ma gli svolgimenti non potrebbero essere più diversi. Allen ci porta nella Londra più snob e trendy (usiamo volutamente due termini per i quali Nanni Moretti ci prenderebbe a scapaccioni) fra gallerie d’arte, loft con vista sui docks, ville vittoriane, palestre steroidee e - per i due personaggi più sfigati, quelli che non hanno i soldi per pagare l’affitto - un appartamento extra-lusso in una zona che potrebbe essere Chelsea, o Notting Hill. È forte la sensazione che, in questi anni londinesi, Woody non abbia mai messo il naso fuori dagli alberghi a cinque stelle. La sua Londra stavolta è come la Ruritania delle operette, con un’aggravante: il film non è divertente né drammatico, è solo inerte. La riflessione sulla vecchiaia passa attraverso i personaggi di Gemma Jones e Anthony Hopkins, anziani coniugi che si lasciano, lei per affidarsi a un’indovina e diventare un’adepta della reincarnazione, lui per inseguire una nuova moglie palestrata conosciuta come escort, e tale rimasta nell’anima. Ma tocca anche la coppia giovane, Josh Brolin e Naomi Watts, lui scrittore fallito e lei aspirante gallerista: angosciati dall’idea che il tempo, passando, cancelli i loro sogni. I personaggi di Another Year , il film di Mike Leigh, hanno problemi ben più concreti. La solitudine, la pensione, il difficile rapporto con l’alcool, la quotidianità di una classe media inglese che un tempo era la spina dorsale dell’Impero e oggi, devastata prima dalla Thatcher poi da Tony Blair, si ritrova in ginocchio. Nle film di Mike Leigh la struttura corale è sapientissima: tutto gira intorno a due coniugi sulla sessantina (Jim Broadbent e Ruth Sheen) che vivono un inizio di vecchiaia sereno, si amano moltissimo e ricordano con gioia il giro del mondo che hanno fatto a vent’anni, o le giornate rockettare dell’Isola di Wight. Ma i loro amici e parenti sono soli e disperati: e la casa di Tom e Gerri - sì, si chiamano così - è il ricettacolo di tutte le nevrosi dell’Inghilterra moderna, messe a confronto con la solidità emotiva e psicologica dei due patriarchi. Rispetto a You Will Meet a Tall Dark Stranger , il film di Leigh è una gradevolissima immersione nella vita vera, vissuta da personaggi veri, interpretati da attori che recitano come respirano. La migliore in campo è la Mary di Lesley Manville, una single troppo amante della bottiglia sul cui tenerissimo primo piano, triste e nonostante tutto speranzoso, si chiude un film splendido.
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