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Forlì presenta ''Fiori, natura e simbolo dal Seicento a Van Gogh'', fino al 20 giugno
19/03/2010 di Emilio Campanella
C'è, a Forlì, ai Musei di S.Domenico, dove rimarrà aperta sino al 20 Giugno, un'esposizione dedicata alla rappresentazione dei fiori in pittura nel corso dei secoli. Ancora una volta, una manifestazione di questa istituzione prende le mosse dal proprio territorio per motivare e contestualizzare la mostra che presenta. Infatti il discorso viene introdotto con molta attenta sottigliezza da diversi esempi di manoscritti ed acquerelli dello studioso naturalista Padre Cesare Majoli (1746-1823), personalità locale, le cui opere provengono dalla Biblioteca Saffi, Fondo Antico, Forlì; accanto, in queste prime sale del piano terra, si possono vedere delle nature morte in cui l'approccio scientifico si fa arte E' interessante, poi tutto ciò che riguarda le collaborazioni fra pittori di storia e specialisti di rappresentazioni floreali, un poco ciò che accadeva anche per quelli di architettura negli affreschi: esempio è il ''SAN GIUSEPPE CON IL BAMBINO E CHERUBINI ENTRO UNA GHIRLANDA DI FIORI'' di Stefano Camogli e Gioacchino Assereto, dalla Pinacoteca di Brera. La mostra ha un andamento non rigidamente cronologico, ma specialmente nella prima parte, piuttosto tematico ed intelligentemente trasversale, soprattutto per artisti che deliberatamente si ispiravano all'antico come Joseph Lauer (1818-1881) con il suo ''QUADRETTO FLOREALE'' del 1860, un piccolo olio dalla luce perfetta che l'accuratissima illuminazione dell'esposizione mette particolarmente in risalto e che proviene dal Belvedere viennese. L'allestimento è, in generale, di grande sobrietà, e volto alla valorizzare la presenza e la fantasia delle opere. Al primo piano il discorso si muove attorno alla misteriosa opera di un maestro denominato ''della fiasca di Forlì'', dal titolo ''FIORI IN UNA FIASCA IMPAGLIATA'', ovviamente il mistero è dato dalla impossibile sino ad ora, attribuzione. Temi che si avvicinano si debbono a Jan Brueghel il Vecchio, Carlo Antonio Procaccini, Orsola Maddalena Caccia, Carlo Dolci. C'è poi una tela attribuita a Tommaso Salini: ''RAGAZZO CON FIASCA E ORTAGGI'' e questa fiasca ricorda molto l'altra, ma questo non vuole dire nulla, in realtà, solo che gli oggetti sono della stessa epoca. Accanto un quadro interessantissimo di Guido Cagnacci e collaboratore: ''FANTESCA CHE BATTE DUE CANI CON NATURA MORTA DI FIORI, FRUTTA, ORTAGGI E CACCIAGIONE'', un dipinto pieno di misteri suscitati da una luce che sembrerebbe quasi lunare. Poi, però, si continua con quelli che sono elegantissimi pretesti, esposti nelle sale con grande gusto e coerenza, non solo cronologicamente filologica, e cito ''SANTA CECILIA CON LE TESTE DI VALERIO E TIBURZIO'' di Bernardo Strozzi, dal genovese Palazzo Bianco, la santa regge un vassoio con le teste dei due decapitati,adorni di fiori, ella stessa ha fiori fra i capelli, così come l'angelo che indica gli strumenti musicali, il contrasto è a dir poco spiazzante. Altri pretesti magnifici sono rappresentati da due Van Dyck: 'LE TRE ETÀ DELL'UOMO'', dal Palazzo Chiericati di Vicenza, e dal bellissimo ''RITRATTO DI LADY WENMAN GOODWIN'' dall' Ermitage in cui l'elegantissima dama tiene un tulipano fra le dita. Dal Palazzo Chigi di Ariccia giungono le stagioni di Mario Nuzzi detto Mario de' Fiori, volta a volta in collaborazione con Filippo Lauri, Carlo Maratta, Giacinto Brandi, Bernardino Mei. Siccome non si può citare tutto, anche perchè ciò toglierebbe delle belle sorprese, fra le cento opere esposte, accelererò citando almeno Pietro e Gian Lorenzo Bernini, Vincenzo Vela, Appiani, Molteni, Piccio, Hayez, Delacroix, Lawrence Alma Tadema, Moreau, Redon, Segantini, Previati, Emilio Longoni, di cui non posso non citara ''SOLA!'' un pastello su carta da Milano (Casa di lavoro e patronato per i ciechi di guerra) un'opera divisionista dalla drammaticità di respiro decisamente europeo; per ragioni opposte ''PRIMI RAGGI'' di Luigi Rossi, per la felicità solare del risveglio di un gruppo di bimbi su un prato.Ancora, Spartaco Vela, Boldini, Caillebotte, De Nittis (che meraviglia quella ''NATURA MORTA CON FIORI'' da Barletta!) ed ancora Gauguin, Van Gogh, Monet! Manca solo ''RICORDO DI UN DOLORE'' di Pellizza da Volpedo, pare, già mandato altrove! Mi sono consolato con la ''FANCIULLA ABRUZZESE'' di Francesco Paolo Michetti una bellissima monella! Il magnifico catalogo è pubblicato da Silvana.
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La Manica Tagliata
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