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Louise Bourgeois ''The Fabric Works'' e Emilio Vedova ''Sculture'': fino al 19 settembre a Venezia
06/06/2010 di Emilio Campanella
Eravamo stati alla presentazione il 13 Maggio scorso ed in quella occasione qualche collega aveva domandato al curatore, Germano Celant, se Louise Bourgeois sarebbe intervenuta alla mostra che si stava preparando e che si annunciava importantissima (come in effetti è). Il critico aveva affettuosamente escluso questa possibilità data l'età avanzatissima dell'artista che comunque lavorava sempre assiduamente e disegnava continuamente dando suggerimenti ai suoi collaboratori. La mostra che sarà aperta al pubblico sino al 19 Settembre, è ormai una manifestazione IN MEMORIAM LOUISE BOURGEOIS, si potrebbe dire, dato che anche lei, come altri grandi, ci ha lasciato proprio in questi giorni (come Kazuo Ohno, Peter Orlowsky, Giuseppe Taddei). Anni orsono era accaduto con Emilio Vedova deceduto il giorno prima dell'apertura della bellissima mostra trevigiana: VENEZIA NOVECENTO che lo vedeva come leit-motiv di tutta l'arte veneziana del secolo. La mostra della Bourgeois è allestita nel bellissimo spazio dei Magazzini del Sale ricreato da Renzo Piano per il Museo Vedova (Zattere 266), appunto. Si tratta di materiale inedito e di molti lavori su stoffa; il percorso lungo il grande corridoio è scandito quasi drammaticamente, poichè lungo la parete di sinistra cinque raggruppamenti stilistico tematici di arazzi (72) fronteggiano le opere tridimensionali di grandissimo impatto, a cominciare dalla grande spirale del 2006, per poi incontrare il gigantesco ragno in acciaio del 2003, CONSCIOUS AND UNCONSCIOUS del 2008, PEAUX DE LAPIN, CHIFFON FERRAILLES À VENDRE del 2006 e lo straordinario BULLET HOLE del 1992. È un continuo andirivieni fra lavori delicatissimi, evocazioni oscure, stoffe trapunte, "lavori femminili", materializzazioni tragiche dell'inconsio dell'artista, mostri, sedute di autoanalisi, e ciò che più conta: l'arte della Bourgeois che tocca le corde profonde di ognuno, non necessariamente le stesse, perché possedeva uno strumento dalle innumerevoli corde! Creava per esorcizzare la paura, proiettava i propri fantasmi, talvolta con leggera efficacia, talaltra con lancinante crudeltà, con decisa brutalità, con il sadismo dei bimbi. La discesa in un gorgo imprevedibile e ricchissimo di sorprese, non solo spaventose. Poco lontano, sempre lungo la medesima fondamenta (Zattere 51), verso la Punta della Dogana, si arriva all'altra mostra proposta dalla FONDAZIONE EMILIO E ANNABIANCA VEDOVA, dedicata a sculture dell'artista veneziano ed allestita nel bellissimo spazio che era il suo atelier. Tutt'altra atmosfera in questa stanza bianca popolata da diciotto opere, anche queste, inedite, fra cui interessantissimi modellini, un grande tondo che campeggia al centro, BERLIN '64 del 1964, due tondi ed un disco lungo la parete di sinistra. I modellini sono sistemati su tre tavoli bianchi allungati e posti con una teoria di diagonali, altri su basi, anche quelle bianche, a contrastare i lavori che hanno una predominanza di nero, ma con vari materiali, piccoli oggetti, talvolta, di contrasto. Tutto, pur nella notevole forza drammatica emana una grande forza solare, una potenza inequivocabile, anche in opere di piccole dimensioni. I ponderosi cataloghi delle due manifestazioni, sono pubblicati da Skira.
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La Manica Tagliata
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