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La Compagnia Marie Chouinard alla Biennale Danza 2010
02/06/2010 di Emilio Campanella
Quest'anno, il programma della Biennale Danza, ancora una volta curato da Ismael Ivo, si chiama CAPTURING EMOTIONS e spazia con larghezza (più o meno) andando a cercare spettacoli ai quattro angoli del mondo. Due sono privilegiati. il Québec e l'Australia. La compagnia di Marie Chouinard, originaria di questo stato canadese, è stata più volte ospite a Venezia, dapprima sotto l'ormai storica direzione di Carolyn Carlson, ed ora, come qualche anno fa, invitata da Ivo. Il 28 e 29 Maggio ha presentato al Teatro Toniolo di Mestre: LE NOMBRE D'OR (LIVE) un lavoro per dodici danzatori nato nel Marzo scorso. Scenotecnicamente molto raffinato, con un impianto di schermi, e luci " da palcoscenico" semoventi, come quelle del logo della Pixar, a misura teatro. La scena si prolunga in platea, con quello che ricorda il "ponte" del teatro Kabuki. Lo spettacolo, della durata di ottanta minuti, s'inizia con una sorta di elegia attorno a due mitici animali d'oro. Nel suo elegantissimo algore, la pièce attraversa vari momenti e diverse temperie emotive. Si passa da pianti a risa a scoppi di violente ferinità di coppia, tutti materiali del repertorio del teatro danza dell'ultimo quarto del novecento. C'è il tragicomico ed il dionisiaco, ma anche mistiche evocatività, come eleganti baracconate. Marie Chouinard sa benissimo che cosa sia il teatro e come usarlo ai propri fini espressivi, talvolta sottraendo, tal'altra, volutamente affastellando movimenti sempre accuratamente concatenati e che hanno una loro riconoscibile e motivata provenienza dall'espressionismo, come dalla Nouvelle Danse (ho pensato a momenti, allo storico EDEN di Maguy Marin, ma anche al Butoh per certe forme sofferte). Va da sé che tutto è molto colto e raffinato, dalle maschere in lattice con parrucche bionde irsute che accomunano tutti gli interpreti, ai costumi sornionamente seduttivi, all'uso di maschere fotografiche grazie a cui tutti sono ad un certo punto, vecchi, ed alla fine, bimbi nudi, ho amato meno l'episodio centrale in cui tutti hanno un'unica faccia: quella di Silvio Berlusconi, decisamente esilarante e spiazzante, ma un po' facile. Al di là di ciò, la Chouinard si riconferma una delle personalità più interessanti del panorama coreutico internazionale, una coreografa le cui provocazioni non sono fine a se stesse. Il 31 Maggio ed il 1° Giugno, invece è stato presentato il solo GLOIRES DU MATIN, anche questo in prima europea, alle Sale Apollinee del Teatro La Fenice, un lavoro del 2009 della durata di cinquanta minuti. Generalmente il pezzo viene rappresentato in strutture museali, ma qui l'elegantissima cornice di quella parte che si è quasi salvata dall'incendio di qualche anno fa,mi è sembrata perfetta per accogliere questo poema floreale. Lo spazio era quasi completamente a disposizione del rito, quaranta fogli in fila corrispondevano, con i loro disegni, ai momenti del pezzo. Lei è apparsa ammantata, con passo scivolato da teatro giapponese, fra quattro parallelepipedi lignei, tre orizzontali, uno verticale, in mezzo a suoni di natura, e poi di strumenti, con luci di scena, ma anche il sole che si alternava con la penombra delle nubi del mattino, attraverso le finestre aperte. Ho pensato ad un assolo bonsai. C'è un generale rigore formale; talvolta sembra ironica, ma forse no. Ha la vibratilità di petali nelle mani e nelle braccia sensibili. Molto determinata, sembra avere un interlocutore posto in alto. Ci sono poi tre bellissimi riti della terra, appena variati e concatenati, poi una corsa leggerissima verso il davanzale dove si appoggia con gli addominali e sembra prendere il volo, ma non vola via, ritorna - peccato: sarebbe stato un finale ideale - poi vola ancora, galleggia nello spazio, sospesa sul parallelepipedo verticale con un effetto, è vero, facile, ma sempre efficace e reso con grande stile. Ancora ci sono bei momenti e bellissimi episodi, ma tutto sembra un po' avvitarsi su se stesso, girare alla ricerca di una conclusione ulteriore che fa perdere un poco della forza dell'insieme. Talvolta bisognerebbe avere il coraggio di operare dei tagli e tenere materiali peraltro pregevoli, per altri lavori.
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